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SCATTI O CRISI D’ALLATTAMENTO

Care famiglie, oggi mi rivolgo soprattutto alle mamme che hanno scelto di allattare al seno il proprio bambino.

Prima di tutto vi faccio i miei più vivi complimenti per la vostra decisione coraggiosa! Sono sicura che ci sono dei momenti in cui vi sentite letteralmente risucchiate dal vostro bambino e vi chiedete “ma chi me l’ha fatto fare?”: ricordate sempre che la vostra scelta è una garanzia di salute per il vostro piccolo, e quello che state offrendo è un regalo per tutta la vita!

Come ogni cosa bella che valga davvero la pena, come dicevamo, non è esente dalle sue difficoltà e proprio per questo oggi andiamo ad affrontarne alcune insieme. Ci sono infatti alcuni meccanismi della produzione del latte materno che si ripercuotono sull’attività ed il comportamento del bambino, ed esserne consapevoli ci aiuterà a non prendere decisioni affrettate o sbagliate al momento giusto.

Vi avranno già detto che la produzione di latte è regolata dalla richiesta del bambino: maggiore è la richiesta, maggiore sarà la produzione di latte. Nonostante ciò, ci sono situazioni in cui, per vari motivi, i bambini sembrano insoddisfatti o addirittura a infastiditi nel succhiare.

Tale comportamento genera di solito una notevole preoccupazione nella mamma, tanto che, se non è informata riguardo all’esistenza di questi periodi di difficoltà nell’allattamento, rischia di ritrovarsi con un biberon in mano pensando che l’unica soluzione sia integrare con latte artificiale o, ancora peggio, abbandonare l’allattamento al seno. 

Questi momenti di difficoltà nell’allattamento che chiamiamo scatti o crisi d’allattamento sono assolutamente fisiologici, cioè normali. Si tratta di situazioni in cui il bambino sembra non essere soddisfatto della produzione di latte materno. Fortunatamente la maggior parte dei bambini vive queste situazioni a un’età simile, il che ci permette di riconoscere questi momenti “speciali” per saperli affrontare a dovere. Andiamo  ad approfondirli uno per uno:

 

1) Attorno alle 3 settimane di vita – Voglio più latte!

Di solito i neonati sono abbastanza regolari nei primi giorni dalla nascita: mangiano e dormono seguendo dei cicli abbastanza prevedibili.

 Verso la terza settimana sperimentano la prima crisi e il loro comportamento cambia. Cosa succede?

  • Vogliono attaccarsi al seno continuamente, il che può significare non voler mai lasciare il seno o richiederlo ogni 30 minuti.
  • Rigurgitano il latte in quantità considerevoli ma vogliono continuare a succhiare.
  • Piangono disperati se non sono attaccati al seno.

Perché si comportano in questo modo?

Hanno bisogno di aumentare la produzione di latte materno, e l’unico modo per raggiungere questo obiettivo è allattare quasi ininterrottamente per 2-3 giorni, ottenendo così un’aumento nella produzione di latte. Una volta raggiunto l’obiettivo, il bambino tornerà ad attaccarsi al seno in modo più efficace, durante meno tempo.

2) A 6-7 settimane di vita – Voglio ANCORA più latte!

Intorno al mese e mezzo di vita, ancora una volta, il bambino ha bisogno di aumentare il volume di latte e sa intuitivamente come fare per ottenerlo:

  • Aumenta la richiesta di latte aumentando il numero di poppate.
  • Cambia il suo comportamento durante le poppate al seno: diventa irritabile, succhia a scatti, piange ed inarca la schiena (con il capezzolo in bocca), drizza le gambe.

Che succede?

Apparentemente, in questo momento c’è un cambiamento nella composizione del latte, il cui gusto varia in modo significativo e transitorio. Il latte ha un sapore più salato e non sempre piace questo cambiamento. Una volta che la situazione si è normalizzata, cosa che può verificarsi dopo circa una settimana, i bambini recuperano le normali abitudini di allattamento al seno, proprio come nella crisi precedente.

3) Verso i 3 mesi – Da All you can eat a 3 stelle Michelin!

Questa crisi è forse la più delicata e complessa, poiché coinvolge sia la madre sia il bambino e la situazione impiega circa un mese per ritornare alla normalità. Da un lato il piccolo non chiede più così spesso il seno, cosa che la madre può interpretare in vari modi (non ha fame, il mio latte non è abbastanza o non lo nutre a sufficienza..). Spesso le poppate diventano molto più corte rispetto a prima. Dall’altro lato, la mamma nota i seni più morbidi, e può arrivare a pensare che questo sia dovuto ad una produzione di latte insufficiente.

A volte le poppate arrivano ad essere caotiche, il bambino è distratto da qualunque cosa e spesso scoppia a piangere poco dopo aver iniziato a nutrirsi. Sembra succhiare bene e calmarsi solo quando dorme. Se poi il tutto coincide con una visita dal pediatra proprio in quei giorni, si può osservare che Il bambino aumenta meno di peso, il che è perfettamente normale man mano che cresce perché si riduce la velocità di crescita iniziale, ma può rafforzare la sensazione che ci sia qualcosa che non vada. Un’altra possibile variazione è a livello dell’alvo: c’è una diminuzione della frequenza dei movimenti intestinali del bambino (se fino ad allora hanno evacuato più volte al giorno, possono passare solo uno o anche diversi giorni senza movimenti intestinali). Poiché anche le feci sono spesso interpretate come indicatori della corretta assunzione di latte, si può interpretare questa ridotta frequenza delle feci come un segno di un’assunzione insufficiente.

Che succede?

A tre mesi i bambini sono esperti nell’”arte della suzione” e in pochi minuti sanno già estrarre tutto il latte di cui hanno bisogno.

Per di più a quest’età ci sono grandi cambiamenti a livello psicomotorio: le connessioni neurali si moltiplicano a tutta velocità e questo li apre ad un mondo di sensazioni. Fino a tre mesi di vita, il senso della vista e dell’udito è limitato ed immaturo. Solo adesso la loro vista migliora notevolmente e cominciano a vedere oltre il volto della madre, e sono quindi distratti da qualsiasi cosa mentre allattano: il papà che passa vicino, un libro appoggiato sul divano, il sorriso stesso della mamma che vedono in modo più definito.. E lo stesso vale per l’udito: se qualcuno entra nella stanza e parla, se suona il telefono o la radio è accesa: la sua sana curiosità lo spingerà a smettere di succhiare per sentire che succede intorno. Le mamme spesso si disperano davanti ad un comportamento irregolare ed inaspettato e la frase tipica tende ad essere questa: “Allatta in 5 minuti o meno, si distrae mille volte, lascia andare il seno e lo riprende, sembra giocarci! Certo, di notte allatta come una favola, senza lasciarsi andare né piangere!

Naturalmente la mamma ha latte a sufficienza e la capacità di produrre tutto ciò di cui il bambino ha bisogno. Ma il corpo materno è saggio e modifica il sistema di produzione del latte per ottimizzare il processo: ora la ghiandola mammaria è pronta per produrre il latte quando il bambino lo richiede, e il corpo impiega circa 2 minuti per attivare il riflesso di eiezione e fornire al bambino tutto il latte di cui ha bisogno. Tuttavia, i bambini possono essere sorpresi da questo cambiamento: erano abituati ad ottenere la quantità di latte che desideravano appena si attaccavano, ma ora devono succhiare, aspettare qualche minuto e succhiare di nuovo per ottenere il latte desiderato.

Ecco un esempio che può aiutarci a capire meglio: fino al momento della crisi il bambino mangiava in un “all you can eat”, e appena si sedeva a tavola aveva già il cibo pronto davanti a lui. Da quando inizia questo cambiamento nel processo di produzione, il ristorante si trasforma in uno di lusso, dove bisogna aspettare il cameriere, leggere il menu ed aspettare di essere servito, il che si traduce in circa 2 minuti di attesa, e sappiamo come tollerano le attese i bambini! 

La crisi di tre mesi è spesso il momento in cui si comincia l’integrazione con latte artificiale e il graduale abbandono dell’allattamento al seno. La sensazione di rifiuto e mancanza di latte è molto frequente, anche se in realtà ciò che sta accadendo è perfettamente superabile se riconosciuto e gestito correttamente.

4) Verso l’anno di vita – Non forzare l’allontanamento dal seno!

Raggiungere l’anno di allattamento al seno è un successo completo e in molte occasioni non è facile, poiché le madri sono spesso sottoposte a continue pressioni da parte della società e talvolta degli operatori sanitari, che ritengono che il bambino sia troppo grande per continuare ad essere allattato e credono che l’allattamento interferisca con il loro rapporto con il cibo, suggerendo erroneamente di ridurre l’allattamento al seno perché così mangeranno di più.. ma non è così! Nella maggior parte dei casi un forzato allontanamento dal seno porta a:

  • Riduzione dell’interesse verso il cibo o inizio della selettività alimentare
  • Aumento della richiesta del latte materno

Cosa succede?

Dopo un anno di vita, i bambini rallentano il loro ritmo di crescita, il che si traduce nel fatto che possono mangiare un po’ meno, anche se questo non significa che riducano la richiesta del latte materno. Eliminare l’allattamento al seno per cercare di fargli mangiare di più fa solo sì che il bambino riceva meno energia, poiché, contrariamente a quanto si crede, il latte materno è ancora nutriente e adatto ai bambini anche dopo l’anno di vita. Quando il ritmo di crescita torna ad aumentare, intorno ai 15-18 mesi, i bambini cominciano a mangiare con maggiore interesse, adattandosi istintivamente alle loro esigenze.

5) A due anni di vita – L’aDUElescenza 

Le raccomandazioni dell’OMS sulla promozione dell’allattamento al seno, incoraggiano tutte le madri a mantenere l’allattamento insieme all’alimentazione per i primi due anni di vita. Sempre più madri raggiungono quest’obiettivo temporale e sorprendentemente a due anni ecco che appare l’ultima grande crisi d’allattamento, ma vediamo cosa accade più nel dettaglio:

  • I bambini richiedono continuamente il seno, con esigenze e intensità a tratti più simili ai primi periodi dell’allattamento. 
  • Se la madre si rifiuta di allattare o cerca di rimandare la poppata, il bambino protesta o si arrabbia.

Cosa sta succedendo?

A due anni i bambini vivono una fase di sviluppo che riassumiamo come “aDUElescenza”, basata sui loro primi “no” e su una vera e propria autoaffermazione: sono ormai capaci di fare alcune cose da soli e di affrontare le situazioni quotidiane con disinvoltura, ma allo stesso tempo questa indipendenza provoca loro molte insicurezze e il modo migliore per sapere che tutto sta andando bene è attaccandosi al seno.

Di solito dura alcuni mesi, finché il bambino non diventa più sicuro di sé, quindi la richiesta torna a normalizzarsi e si riduce.

6) Le false crisi

Ed ora, giusto per terminare il discorso, vorrei anche accennare rapidamente a un paio di situazioni che si potrebbero confondere con le precedenti: mi riferisco alle “false crisi”: quella dei 4 e degli 8 mesi.

Quando il bambino è più esigente o si sveglia più di notte, complice spesso un grande avanzamento nello sviluppo psicomotorio ed il desiderio di muoversi di più, l’allattamento al seno viene solitamente dichiarato colpevole. Ed è proprio quello che succede a 4 e 8 mesi:

  • A 4 mesi: spesso i bambini tendono a svegliarsi di più durante la notte e la richiesta del seno aumenta, arrivando ad attaccarsi anche ogni due ore durante le ore notturne.
  • A 8 mesi: si svegliano ansiosi, piangono nel cuore della notte, reclamano il seno e si calmano rapidamente quando allattano.

Cosa sta succedendo?

Nessuno di questi due momenti è legato alla produzione di latte o all’allattamento, in questo caso il ​​seno serve ad aiutare il bambino a superare i momenti di “stress” che vive.

A 4 mesi, c’è un grande cambiamento del sonno che fa sì che i suoi risvegli aumentino. Questo atteggiamento durante la notte potrebbe far pensare alla madre che abbia fame che non si sazi con il latte, ma non è così!

A 8 mesi invece, i bambini iniziano a vivere una fase di “ansia da separazione” in cui iniziano a capire di essere una persona ”staccata” dalla madre, il che causa loro un grande disagio, spesso credono di poterla perdere se scompare dalla loro vista. Se di notte si svegliano piangendo, vogliono attaccarsi al seno per essere sicuri che la madre non scompaia.

Entrambe le situazioni richiedono tempo e maturazione da parte del bambino: interrompere l’allattamento o iniziare l’integrazione con latte artificiale non risolve il problema.

Ed infine qualche consiglio pratico per aiutarvi a superare queste crisi:

  • Mai, in nessuna circostanza, si dovrebbe forzare un bambino ad attaccarsi al seno, poiché il risultato può essere esattamente l’opposto e causare un vero e proprio rifiuto dove fino ad allora c’era solo una crisi temporanea.
  • Quando si è nel pieno di una crisi, può essere molto utile allattare al buio e in silenzio, poiché meno stimoli esterni ci sono, più calmo sarà e più probabilità di successo avremo.
  • Non aspettare che il tuo bambino pianga per attaccarlo al seno, perché è possibile che a quel punto la sua ansia si traduca in disperazione.
  • Come sempre, mantra pazienza: come è arrivata, la crisi se ne andrà!

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