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COLICHE DEL LATTANTE, STATE FACENDO TUTTO IL POSSIBILE PER EVITARLE?

Affrontiamo oggi un argomento spinoso, che in molte occasioni vi ha fatto disperare. Chi di voi non ha vissuto in prima persona quel pianto inconsolabile che come un trapano vi attraversa da orecchio a orecchio? Ho negli occhi gli sguardi disperati di tutte le mamme che ho incontrato durante le guardie, di solito a notte inoltrata ed alle spalle ore ed ore di pianto. 

Abbiamo la cattiva abitudine di chiamare “coliche” qualsiasi crisi di pianto del nostro bambino, ma in pochi sanno che la colica infantile è definita come “episodio di pianto ad insorgenza improvvisa, con rigidità del tronco o degli arti, prevalentemente pomeridiano e o serale ed inconsolabile (cioè, anche quando il bambino viene tenuto in braccio, non si consola)”.

Come ci ricorda l’Accademia Americana di Pediatria, per essere davvero coliche del lattante, devono soddisfare le seguenti caratteristiche:

  1. Appaiono verso la 2-3a settimana di vita, ma possono presentarsi fino ai 4 mesi.
  2. Gli episodi si presentano almeno 3 giorni a settimana
  3. Durano almeno 3 ore
  4. Per almeno 3 settimane
  5. Non compromettono la crescita pondero-staturale del piccolo.

Quindi, non tutti i pianti sono coliche, anche se è vero che quasi la metà dei bambini (il 40%) sotto i 4 mesi ne ha sofferto, sia che siano allattati al seno sia con formula.

PERCHÉ HA LE COLICHE?

I fattori associati sono molteplici, sebbene siano molto variabili: una certa immaturità intestinale, che rende la digestione più difficile ed incline a produrre gas. In alcuni casi sembra essere connesso a situazioni familiari con poca o nessuna routine, o continui cambiamenti, genitori molto ansiosi che reagiscono in modo eccessivo al pianto del bambino, o neogenitori con poca esperienza e molta stanchezza accumulata, depressione postpartum.. diciamo insomma che le cause sono complesse e non del tutto chiare. In ogni caso, non datevi la colpa per quello che sta succedendo, ognuno vive la situazione in cui si ritrova, e l’unica cosa che possiamo fare è affrontare i problemi uno per volta, cercando di trovare un rimedio. Non dimentichiamo che si tratta di un processo transitorio e benigno e scomparirà raggiunti i 4 mesi di vita.

POTREBBE ESSERE MALATO? 

Esistono altre cause di pianto inconsolabile: malattia da reflusso gastroesofageo, allergia alle proteine ​​del latte vaccino (mediata o non mediata da IgE), otite media, infezione del tratto urinario.. Come fare per essere certi che è solo una colica? Rivolgetevi al vostro pediatra, che con il vostro aiuto potrà facilmente escludere una di queste condizioni.

COME SI DIAGNOSTICA? C’È QUALCHE ESAME DA FARE?

Di solito, con una buona anamnesi e un attento esame obiettivo si arriva alla diagnosi, non è necessario fare alcun tipo di esame complementare, nessuna analisi del sangue.

C’È UNA TERAPIA?

Non esiste un trattamento specifico e non ci sono formule magiche che le facciano sparire dall’oggi al domani. Prima di tutto, facciamo ciò che è in nostro potere: restiamo calmi. Il nervosismo turba ulteriormente il bambino e peggiora la situazione. Detto questo, procediamo:

1. Controlliamo che il pannolino non sia sporco di pipì o altro, ci siamo intesi. Proviamo a pensare se non possa avere caldo o freddo (è facile saperlo, scostate il body e appoggiate una mano sul suo petto, se è sudato ha caldo, se è freddo é perchè ha bisogno di essere un po’ più coperto) o magari fame.

2. Cerchiamo di allattarlo o dargli il biberon in un luogo tranquillo, senza rumori né persone, aiutiamolo a fare il ruttino. In caso di allattamento al seno possiamo provare a proporre una sola mammella per poppata; secondo alcuni autori infatti, evitando l’eccessiva concentrazione di lattosio all’ inizio della poppata, si può ottenere un effetto positivo sulla riduzione della frequenza delle coliche.

3. Proviamo infine con le misure posturali: appoggiamolo sul braccio con la testa sulla flessione del gomito, guardando verso il basso, in modo tale che la pancia poggi sull’avambraccio. Dondoliamolo o facciamogli dei massaggi sul pancino sollevando delicatamente le gambe (qui un video della Società italiana di neonatologia che spiega come realizzare il massaggio). E perchè no, diamoci al porteo, prendiamolo tra le braccia e accarezziamolo, sussuriamogli all’orecchio.

È fondamentale che abbiate ben chiaro che i bambini durante i primi sei mesi di vita devono dormire sulla schiena, a pancia in su, per ridurre il rischio di morte improvvisa, di questo parleremo presto in uno dei prossimi post. Ma quando è in piena crisi di pianto la posizione prona può giovare: possiamo provare a metterlo a pancia in giù, mentre lo guardiamo e lo accarezziamo sulla schiena. Nel momento in cui si calma lo potremo girare all’insú.

CI SONO DEI FARMACI CHE POSSONO AIUTARLO?

Farmaci veri e propri no. Qui vi cito un paio di nomi di cui magari avete sentito parlare perché la vostra vicina aveva una amica che li usava (..o sbaglio 😉 ?!) Il simeticone esercita un’azione puramente fisica, riducendo la tensione superficiale delle piccole bolle d’aria nell’intestino; tuttavia l’uso del simeticone sembra che non abbia più efficacia del placebo. Il cimetropio bromuro, che in alcuni casi ha ridotto la durata del pianto ma non il numero di crisi, è un farmaco anticolinergico e a causa degli effetti avversi che potrebbe avere, dovrebbe essere evitato nel trattamento delle coliche infantili.

Negli ultimi anni si è parlato molto di probiotici ed è un argomento che è in continua revisione e ricerca. In una recente metanalisi, del 2018, sembra che 5 gocce al giorno di Lactobacillus Reuteri per 21 giorni potrebbero essere utili nel trattamento della colica moderata-grave. Noi pediatri ricorriamo spesso al Lactobacillus Reuteri perché, anche se non sempre è efficace, non ha effetti collaterali e alcuni pazienti migliorano, per cui credo che sia sempre interessante almeno fare una prova!

VALE LA PENA CAMBIARE IL LATTE?

In caso di allattamento al seno, ricordate: nessun disturbo gastrointestinale funzionale (come appunto le coliche del lattante) è motivo per interrompere l’allattamento al seno. (in quasi nessun caso è indicato ritirare l’allattamento materno perchè è davvero il TOP per il vostro piccolo).

Nel caso dell’allattamento con formula, mi è capitato in molte occasioni di incontrare genitori che, presi dalla disperazione, avevano già fatto uno o più cambi di latte. Io vi consiglio davvero di NON cambiare il latte. O per lo meno di non farlo alla leggera, non senza prima aver consultato il vostro pediatra, che è la persona che può consigliarvi al meglio sulla composizione di ogni latte. In questo modo eviteremo di cambiare marca in modo quasi compulsivo, senza trovare una soluzione definitiva.

I latti definiti “problem solving” (per coliche, stipsi ed altri problemi digestivi), NON risolvono le coliche, sono spesso sono più cari (la loro composizione si avvicina in maggior misura a quella del latte materno soprattutto per quanto riguarda oligosaccaridi e grassi) e devono essere prescritti dal pediatra o in ogni caso da uno specialista, solo nel caso in cui lo consideri davvero necessario.

Idem per i latti per il trattamento dell’allergia delle proteine al latte vaccino, in cui le proteine sono indrolizzate in modo parziale o totale: vann prescritti dal pediatra solo nel caso in cui ipotizzi un’allergia alle proteine del latte vaccino nel vostro piccolo.

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LA DIETA DELLA MAMMA NEGLI ALLATTATI AL SENO PUÒ INFLUIRE? 

Prima di tutto ricordiamo che non ci sono alimenti vietati durante l’allattamento, infatti in questa revisione di Cochrane del 2018 capiamo come non esistano misure dietetiche consigliate per evitare le coliche. La dieta materna influenza pochissimo la composizione del latte materno, salvo in casi gravi di malnutrizione che non siamo abituati a vedere qui in occidente. In ogni caso, se avete qualche sospetto, vi consiglio di fare un po’ i detective per capire se c’è qualche cibo che possa disturbare il vostro bambino, così come può essere utile ricordare che esistono certi cibi che tendono a fermentare di più a livello intestinale: Latte e prodotti caseari freschi, rape, verza, cavolfiore e cavolo, cipolle, cardi, ceci, fagioli, lenticchie, cibi ricchi di grassi, acqua e bibite gassate, spumanti e vini frizzanti, panna montata, frappé, maionese, pane fresco, dolci, chewing-gum, caramelle, castagne, alimenti dolcificati con polialcoli come sorbitolo e mannitolo.

ELIMINARE IL LATTE VACCINO DALLA DIETA DELLA MAMMA CHE ALLATTA, FA DIMINUIRE LE COLICHE? 

In generale no, questa misura è giustificata solo se il vostro pediatra la consiglia perché sospetta un’allergia alle proteine ​​del latte vaccino (mediata da IgE o non mediata da IgE). Quando non ci sono criteri clinici per suggerirlo, non è necessario limitare la dieta materna.. anche perché togliere latte, derivati e additivi che contengono la caseina è un arduo compito che consiglio solo a chi realmente ne ha la necessità!

LE COLICHE POSSONO ESSERE ESPRESSIONE DI STIPSI?

Partiamo dal presupposto che il numero di evacuazioni in un lattante può cambiare molto, ed è normale che sia così, ognuno di noi nasce con la sua regolarità intestinale! È molto comune che negli allattati al seno le evacuazioni siano molto frequenti, quasi dopo ogni poppata, mentre nei bebè allattati con formula il ritmo è di solito più variabile.

Se il vostro piccolo non riesce a scaricarsi adeguatamente, il passaggio delle feci sarà più difficoltoso e l’addome sarà probabilmente più gonfio. In ogni caso se possibile, preferiamo sempre i massaggi ed evitiamo l’uso del sondino per la stimolazione anale (ebbene sì, per molti anni si è consigliato di stimolare l’ano del piccolo con un sondino o con la punta di un termometro per farlo evacuare). Se proprio necessario usiamolo davvero per casi eccezionali. Cerco di spiegarmi meglio: effettivamente, mediante l’uso di questo strumento, molti bambini riescono a liberarsi di gas e feci con un certo beneficio. Tuttavia si tratta di un metodo invasivo e non vi sono evidenze scientifiche ad oggi che lo supportino. Per di più, cosa ancor più grave, un uso frequente può creare assuefazione, portando il bambino a fare molta fatica a liberarsi se prima non viene stimolato.

L’OMEOPATIA È UTILE?

No, sembra che l’omeopatia in generale non sia affatto utile, sfortunatamente. Non la consigliamo perchè non disponiamo di studi con sufficiente rigore scientifico che supportino il suo utilizzo.

Quindi come sempre armiamoci di pazienza (..ma va?!)! I primi mesi di vita di un lattante sono un’esperienza straordinaria e allo stesso tempo estenuante. Tutti meritiamo una pausa, anche ed a maggior ragione il caregiver principale. So che questa frase suona davvero “Capitan Ovvio”, ma quando si è riposati tutte le esperienze si affrontano con un altro punto di vista ed anche le situazioni più stressanti diventano magicamente più facili. Per cui non abbiate timore a chiedere aiuto, non siete né i primi né gli ultimi a farlo, le persone che vi stanno attorno sanno che siete sottoposti ad un grande stress! Se vi aiuteranno saprete su chi potete contare, e sennó, almeno ci avrete provato!

Spero anche oggi di esservi stata d’aiuto, se avete domande sapete sempre dove trovarmi, a presto!

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