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IL GIOCO IDEALE – COME SCEGLIERE QUELLO GIUSTO?

Scegliere un nuovo gioco per un bambino può essere un compito davvero arduo. A volte ci arrovelliamo chiedendoci quale sarà la scelta migliore, sopraffatti dall’offerta sconfinata, e ci chiediamo se ciò che abbiamo scelto può davvero fare la differenza. Sappiamo che il gioco favorisce lo sviluppo neurologico, poiché permette di acquisire nuove abilità ed avventurarsi nel mondo in cui viviamo, ma come è meglio scegliere? Seguendo la tecnologia o la tradizione? 

Quando si tratta di educazione, gioco e sviluppo neurologico il mio lavoro si intreccia con quello di altri professionisti, che rendono l’orizzonte ancora più vasto e ricco di stimoli. Ho deciso di rivolgermi a una persona straordinaria, che ho il piacere di conoscere da molti anni. Nicoletta Tortora è una appassionata educatrice e pedagogista, laureata in Bicocca con il massimo dei voti. Lavora a Milano, dove svolge l’attività di supervisione pedagogica, consulenza e formazione presso diverse strutture, dedicandosi in modo particolare ai piccoli da 0 a 3 anni. 

Ecco alcune delle domande a cui ha saputo pazientemente rispondere, cominciamo subito!

  1. COSA TENER PRESENTE QUANDO SCEGLIAMO UN NUOVO GIOCO?

Prima di fare qualsiasi considerazione rispetto al “cosa” proporre credo sia importante domandarci “perché” proponiamo un gioco piuttosto che un altro. Giocare è una cosa seria: permette ai bambini di apprendere, di verificare le conseguenze delle proprie azioni. È essenziale per il loro sviluppo affettivo, sociale e cognitivo. Esercitando l’immaginazione quasi fosse un muscolo, imparano a risolvere problemi, a sopportare piccole frustrazioni e a superare alcune difficoltà della vita, raggiungendo poco a poco un maggior livello di comprensione della complessità del mondo. Da non sottovalutare è poi la capacità del gioco far sviluppare o consolidare le proprie capacità linguistiche. Sin dalla primissima infanzia il gioco è lo strumento che consente di scoprire noi stessi e ciò che ci circonda. Gli apprendimenti sociali di base come l’alternanza, il turno, il rispetto dell’altro avvengono infatti nel gioco in modo spontaneo.

Il gioco poi, soprattutto per noi “addetti ai lavori”, ma anche per i genitori e gli adulti di riferimento,  è un osservatorio privilegiato dello sviluppo e delle relazioni con e tra i bambini. Giocare e saper giocare rappresentano infatti un segnale importante dello stato di benessere del bambino. Siamo di fronte dunque ad un contesto privilegiato di conoscenza e osservazione, un luogo dove cogliere e accogliere possibili difficoltà.

Tornando alla domanda iniziale, ovvero cosa tener presente nella scelta di un gioco, potremmo dire quindi che è bene innanzitutto essere consapevoli dell’importanza della nostra scelta. Dobbiamo quindi cercare di restituire importanza e dignità al gioco, proprio come facciamo  per gli agli altri ambiti di vita che riguardano il nostro bambino. Quando scegliamo una dieta per il nostro bambino prestiamo molta attenzione al menù, offrendo una varietà e una qualità di cibo essenziali per il suo nutrimento giornaliero e la sua crescita. Ma cosa facciamo per il suo nutrimento mentale, sensoriale, motorio?

Tutto questo non significa dover fare chissà quali  investimenti economici, anzi! Spesso sentiamo dire “il mio bambino ha ricevuto un regalo, ma ha giocato più tempo con la carta piuttosto che con il regalo stesso”. Ecco, i bambini, soprattutto quelli molto piccoli, funzionano proprio così! Rispondono a ciò che li stimola maggiormente. Dobbiamo quindi ricordarci sempre che l’importante non è il giocattolo che proponiamo, quanto piuttosto le possibilità di gioco che questo offre. E questo vuol dire farci delle domande quali ad esempio: il gioco che ho tra le mani è stimolante? Quali sensi va a sviluppare ed in che modo? Quali  competenze deve mettere in gioco il bambino per poterlo utilizzare?  Un gioco infatti  non dovrebbe mai chiudere, ma aprire all’esperienza, al dialogo.

Altre domande che possiamo farci sono: è facile da far funzionare? (un giocattolo troppo complicato ad esempio può provocare cali di attenzione ed eccessiva frustrazione). E’ necessaria la continua sorveglianza dell’adulto o può essere utilizzato in autonomia? Durerà? (I giocattoli dovrebbero poter essere usati in innumerevoli modi oltre che a differenti età e stadi di sviluppo: un giocattolo che cresce con il bambino è sempre un buon investimento perché vuol dire che è un giocattolo versatile, rinnovabile e lo è tanto più è indifferenziato ed adattabile all’immaginazione di chi lo utilizza). Possiamo infine domandarci: i materiali e la lavorazione sono di buona qualità? E’ lavabile? E’ sicuro (ovvero è presente la sigla CE sull’etichetta)? Aumenterà il valore di gioco dei giochi che già possiede?

2. ESISTONO GIOCHI SPECIFICI DI UNA DETERMINATA ETÀ?

Più che specifici di una certa età, diciamo che esistono dei giochi che possono essere particolarmente stimolanti, tra tanti ve ne propongo due che ritengo essere particolarmente ricchi di stimoli per i bambini nella fascia 0-6 anni. 

a. Gioco con la sabbia

Il gioco con la sabbia offre numerosi stimoli dal punto di vista motorio, cognitivo e sensoriale.. oltre ad essere di solito un gioco molto divertente ed apprezzato dai bambini! Si tratta di offrire appunto della sabbia (o della farina di mais, che ricorda molto dal punto di vista percettivo e tattile la sabbia ma è facilmente reperibile nei supermercati) e disporla all’interno di un contenitore. Si può lasciare un tempo al bambino per l’esplorazione libera di questo materiale, offrendo poi degli oggetti che possano essere utilizzati a piacimento. Gli oggetti possono essere di uso quotidiano come mestoli o cucchiai di diversa forma e dimensione, imbuti, contenitori di diverso genere di riciclo (come l’interno di cartone dei rotoli di scottex o carta igienica, vasetti di yogurt, i recipienti delle verdure e frutta, dei minestroni, dei biscotti.. insomma tutto ciò che può essere lavato e riciclato con facilità). Nessun oggetto, purché sicuro, è sbagliato.

I pensieri che i bambini sviluppano attraverso questo gioco possono essere diversi, anche se quello che potrebbe sembrare ai nostri occhi è che spostino semplicemente della sabbia da un posto ad un altro. Un bambino di cinque anni ad esempio potrebbe contare quanti cucchiai ci vogliono per riempire un contenitore e scoprire che ce ne vogliono quattro per riempire un certo tipo di recipiente e soltanto due per riempirne un altro. Potrebbe anche scoprire che per riempire i due recipienti utilizzando un cucchiaio prima e un mestolo dopo il numero di volte in cui trasferire la sabbia è il medesimo.  Metterà quindi in relazione i dati raccolti arrivando a trarne delle indicazioni rispetto a quanto i recipienti siano grandi, quanta capienza abbia il mestolo rispetto al cucchiaio, etc. 

Ogni oggetto offre la possibilità di effettuare un movimento diverso, ogni movimento genera diverse ipotesi, ed ogni ipotesi porta ad un percorso di problem solving diverso, dando l’opportunità di fare i conti anche con l’imprevisto.

Attraverso la sabbia il bambino scopre che lo spazio che gli viene offerto è modificabile attraverso la sua immaginazione. Più offriamo oggetti diversi tra loro (dal macro al micro, dal bucherellato al continuo, dal rigido al flessibile, dal liscio al ruvido, dal colorato al neutro, dal pesante al leggero), maggiore sarà l’opportunità di esplorazione e scoperta. E tutto questo senza neanche doverci recare in un negozio di giochi, ma semplicemente andando a rovistare tra cassetti e credenze.

Osserviamoli giocare, rimaniamo pronti a cogliere i flussi di pensiero e ricerca che i bambini attivano per capire cosa possono fare con un certo contenitore, accettiamone l’uso impertinente, originale, divergente. Il fatto che un imbuto diventi un cappello fa parte dell’esplorazione, osserviamolo uscendo dai nostri schemi mentali e facendoci stupire dall’originalità del pensiero infantile. Questo non significa accettare indistintamente la messa in atto di qualsiasi comportamento. Potrebbe ad esempio succedere che un bimbo decida di lanciare la sabbia o qualche oggetto; anche questo fa parte dell’esplorazione. Allo tesso tempo ci permette di lavorare con lui rispetto a cosa è socialmente accettabile e cosa no, diventando quindi occasione per far comprendere una norma e il motivo per cui è importante rispettarla. 

b. Gioco con la luce

Il gioco con la luce è un’altra attività che solitamente piace molto ai bambini. La luce è un elemento pervasivo, che appartiene al mondo che viviamo ma allo stesso tempo ci parla dell’esistenza di un mondo differente, fatto di cose non concrete, che sembra quasi magico e che affascina i bambini. Per giocare con la luce è necessario che i bambini adottino strategie cognitive diverse da quelle utilizzate con gli oggetti materiali, e questo crea flessibilità, elasticità mentale. Già nella fascia 0-3 anni è possibile proporre questo tipo di gioco. Si può iniziare proponendo una piccola torcia, oggetto molto facile da recuperare e allo stesso tempo capace di offrire molti spunti. Con tale strumento i bambini procedono con l’esplorazione in mille modi diversi, potendo associare alla scoperta la possibilità di muoversi. Ciò è particolarmente importante: le neuroscienze ci dicono che il movimento è il la canale preferenziale attraverso cui i bambini conoscono l’ambiente ed acquisiscono nuove competenze.

Altri strumenti da offrire come sorgente di luce possono essere delle superfici riflettenti su cui far “rimbalzare” i raggi di sole (come i coperchi delle pentole o la carta dell’uovo di pasqua nella sua parte interna) o delle lampade a braccio mobile (recuperabili anche all’ikea). Possiamo giocare con il facio di luce, seguirne il movimento, entrando e uscendo dalle diverse zone di luce ed ombra. Si possono introdurre anche oggetti bucati o bucherellati (oggetti di uso quotidiano come un contenitore di mollette o lo scolapasta, il portaposate, cilindri o coni bucati), in grado di creare giochi di luce ed ombra che invitano all’esplorazione autonoma.

Anche in questo caso l’esplorazione segue i bisogni cognitivi dei bambini, delle loro curiosità e domande. Possiamo poi proporre altri oggetti come bicchierini di plastica colorati, ciotoline, fogli trasparenti e colorati (come quelli per rivestire i libri, per intenderci), carta velina..

Se poi vogliamo intagliare delle forme nel cartoncino, proiettandone l’immagine sulla parete o sul soffitto, potremo ampliare ed arricchire la nostra esperienza. Non preoccupiamoci se i gesti compiuti dai nostri bimbi sembrano essere sempre gli stessi, replicati all’infinito. Quello che ai nostri occhi potrebbe sembrare noioso e monotono per loro significa ricerca, rinforzo di concetti, apprendimento spontaneo. Lasciamo loro il tempo necessario.

L’educazione e la fretta non sono due cose che vanno molto d’accordo. Quando i bambini iniziano a fare un gesto ripetuto con intenzione ed attenzione, vuol dire che stanno cercando qualcosa, si stanno facendo domande, stanno imparando.

3. ESISTONO GIOCHI IMPRESCINDIBILI, CHE SAREBBE UN DELITTO NON OFFRIRE AI NOSTRI PICCOLI?

Uno che vi consiglio davvero è “il Cestino dei Tesori”. È stato ideato da Elinor Goldschmied, una famosa psicopedagogista ed educatrice britannica. Può essere proposto non appena i bambini iniziano a stare seduti da soli senza appoggio delle mani (di solito ciò avviene intorno ai 6 mesi). È un’epoca dello sviluppo in cui il bambino è particolarmente curioso, esplora attentamente il mondo circostante, prende in mano gli oggetti, li portare alla bocca e li esamina. È dunque un momento ideale per avvicinarlo agli stimoli che l’ambiente può offrirgli: questo gioco gli dà la possibilità di esplorare e scoprire tanti oggetti, per lui nuovi e misteriosi.

Il cestino dei tesori raccoglie e fornisce una ricca varietà di oggetti comuni scelti per stimolare tutti i sensi (tatto, olfatto, vista, udito e gusto). Nessuno degli oggetti presenti nel cestino è definibile come “giocattolo”, ma tutti sono ritrovabili nell’ambiente casalingo.

Gli oggetti si dividono in oggetti naturali (conchiglie, pigne, piccole zucche essiccate, tappi di sughero, grosse noci, spugne naturali), oggetti di materiali naturali (ad esempio una palla di lana, uno spazzolino di legno, un pennello da imbianchino, dei manici di borsa di bambù), oggetti in legno (sonagli di diverso tipo, nacchere, pezzetti di legno lisciati, mollette da bucato, bobina per cotone, anelli da tenda, mestoli..), oggetti di metallo (cucchiai di varie dimensioni, frusta da cucina, mazzo di chiavi, formine per dolci, spremiagrumi, imbuti, mazzo di campanelli, pezzi di catene di diverso tipo), oggetti in pelle, tessuto, pelo, gomma (un borsellino di pelle, una pallina di gomma piena, dei pezzi di tubi di gomma, una palla da tennis, un tappo da vasca con catenella, dei sacchettini di stoffa con all’interno lavanda, rosmarino, timo o altro), oggetti di carta, cartone (scatolette di cartone, cilindri di carta o interno di rotoli di carta igienica robusti).

E’ importante che gli oggetti del cestino dei tesori siano selezionati secondo un criterio di sicurezza. Gli oggetti dagli spigoli taglienti, con delle punti o talmente piccoli da essere inghiottiti devono essere esclusi. Il ruolo del genitore è di essere semplice spettatore, osservando il piccolo nel suo momento di scoperta. Affiancando il bambino si può osservare come analizza gli oggetti, l’entusiasmo con cui sceglie quelli che lo attirano, la prensione che mostra nel portarli alla bocca o nel passarli da una mano all’altra ed il livello di concentrazione quando prende contatto con il materiale di gioco. Agli adulti spetta anche la manutenzione del cestino: il suo contenuto dovrebbe infatti essere continuamente rinnovato con cura e attenzione. Per renderlo più interessante bisognerebbe aggiungere progressivamente nuovi oggetti. (Su questo sito, che promuove il metodo Montessori, potrete saperne di più su questo ed altri giochi ndr)

Un gioco che invece è adatto a tutte le età e che è importante proporre con costanza ai nostri bambini è il riordino. Sì, proprio lui, il momento spesso mal sopportato da adulti e bambini! E’ importante che fin da piccoli i bambini prendano confidenza con il riordino, in modo da concepirlo come parte integrante del gioco stesso. Compito del genitore è fare in modo che il bambino non lo viva come semplice obbligo, ma come una parte del gioco che si conclude. E’ più facile che i bambini siano collaborativi e partecipino volentieri, se il messaggio non viene trasmesso attraverso ordini o imposizioni ma attraverso una richiesta di cooperazione  o perché no, di aiuto, nei confronti dell’adulto (ecco qui anche un piccolo spunto in merito da parte della mia amata Marie Kondo ndr).

Quando i bambini sono molto piccoli può risultare utile apporre sui diversi contenitori una foto o un disegno illustrativo del loro contenuto, in modo da far capire meglio dove i vari tipi di giochi\oggetti devono essere riposti. Il riordino promuove la stimolazione di aspetti legati al linguaggio oltre che ad aspetti cognitivi. Possono infatti essere introdotti  concetti pre-matematici come i gruppi, le classi (“mettiamo qui tutti gli animali, qui tutte le costruzioni”) o le comparazioni (“qui le macchinine grandi, là le macchinine piccole”). Inoltre, raccogliere e riordinare può contribuire a far “sentir propri” gli spazi di casa, creando maggior senso di appartenenza ed una cura speciale per ciò che ci circonda. 

4. È IMPORTANTE CHE ANCHE I GENITORI VENGANO COINVOLTI NEL GIOCO?

Assolutamente si, è davvero molto importante. Certo, il tipo di coinvolgimento dell’adulto potrà variare molto a seconda della tipologia di gioco, dello stadio evolutivo del bambino, delle sue necessità o della situazione di gioco in sé. Se il bambino mi chiede di essere partecipe al suo gioco simbolico (ovvero giocare “a far finta di”) o mi viene chiesto di leggere un libricino avrò un ruolo più “attivo”. Se invece stiamo giocando con la sabbia il mio sarà più un ruolo da osservatore e regista (preparazione del setting e offerta dei diversi materiali), ovvero lascerò il bambino libero di esplorare senza interpormi alle sue scoperte.

Rispetto al ruolo dell’adulto nel gioco del bambino, Nicolodi (grande psicologo e terapista della neuropsicomotricità dell’età evolutiva) parla della necessità di ricercare non un gioco intelligente, ma un modo intelligente di stare vicino al gioco. E’ difficile che il bambino durante il gioco ci dica “insegnami a giocare”. Solitamente il bambino ci chiede  “giochi con me?”. Con questa domanda ci chiede di essere suoi compagni di viaggio, ovvero essere presenze stabili e rassicuranti, ma non invadenti, nella sua personale scoperta del mondo.  “Aiutami a fare da me”, dice il famoso motto di Maria Montessori. Non si tratta quindi di sostituirci al bambino ma di essere un’ “ancora emotiva”, in grado di creare fiducia con la nostra presenza, permettendogli quindi di imparare giocando.

5. I GIOCATTOLI ELETTRONICI SONO MIGLIORI DEI TRADIZIONALI?

Noi adulti abbiamo la tendenza a comprare giocattoli anche molto costosi senza pensare che possa essere il bambino stesso a creare il proprio gioco. Non si tratta di voler demonizzare i giocattoli elettronici o il loro utilizzo. Dobbiamo però tenere presente una caratteristica molto comune nei giocattoli elettronici, ovvero il fatto che essi ripropongano esattamente la realtà per come è, togliendo quindi la possibilità al bambino di essere creativo. L’identità di molti giocattoli elettronici attualmente in commercio non può essere decisa dal bambino. Un tablet difficilmente si trasformerà in qualcos’altro. Una scatola di cartone oggi può essere un garage per le auto, domani un recinto della fattoria, dopodomani una piscina in cui far fare il bagno agli animali.

Ciò non significa che sia vietato comprare giocattoli elettronici ai bambini, ma è necessario tener presente l’importanza per il bambino di essere circondato anche da giochi e materiali che ne stimolino la fantasia, la sensorialità, l’apertura all’altro. Quanto questo gioco può essere trasformato dal bambino attraverso la fantasia? E’ un gioco che apre alla relazione con l’altro? Stimola l’esplorazione, la ricerca, la comunicazione interpersonale? Queste sono alcune delle domande che potremmo porci nella scelta del nuovo giocattolo. L’assunto di base da cui siamo partiti è quello secondo cui più la proposta è varia, più offriamo opportunità al nostro bambino. Cerchiamo allora nelle nostre scelte di mantenere un giusto equilibrio tra la presenza di giochi di tipo elettronico ed altri tipi di gioco, in modo da offrire il maggior numero di  possibilità di esplorazione e stimolazione ai nostri bambini.

Ringrazio davvero Nicoletta per la sua pazienza e professionalità, e per l’arricchimento che ha portato con il suo intervento. Colgo un ultimo spunto per fare una nota riguardo ai giocattoli tecnologici. Per quanto molto attrattivi, limitare l’uso di videogiochi e giochi per computer è davvero importante.‍ Il tempo totale sullo schermo, incluso l’uso di televisione e computer, dovrebbe essere inferiore a 1 ora al giorno per i bambini di età pari o superiore a 2 anni ed andrebbe evitato nei bambini di età compresa tra 18 e 24 mesi. I bambini di età inferiore a 5 anni dovrebbero giocare con il computer o con videogiochi solo se accompagnati da un adulto. Se alcuni di voi hanno il desiderio, qui vi lascio un’articolo interessante dell’American Academy of Pediatrics del 2019 a questo proposito.

Spero le parole di Nicoletta vi abbiano ispirato, proprio come hanno ispirato me in questa giornata grigia d’autunno, ho rivissuto le sensazioni provate con questi giochi semplici e allo stesso tempo così incredibilmente ricchi di stimoli. Che grande fortuna poter vivere di nuovo con i nostri piccoli queste emozioni! Essere caregivers è duro, ma in alcuni momenti (ed il gioco è indubbiamente uno di questi) è un autentico privilegio.

Passate uno splendido fine settimana!

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