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ADUELESCENZA: LA PRIMA ADOLESCENZA COMINCIA A 2 ANNI

La “piccola adolescenza” è il modo in cui molti psicologi, pediatri, educatori e genitori definiscono una fase di sviluppo che va più o meno dai 2 ai 4 anni e mezzo. In questo periodo i capricci, le grida e il pianto si convertono in un gran mal di testa per i genitori, che spesso non sanno come comportarsi. 

Se pensate di essere i soli, vi farà piacere sapere che non é così: ecco qui un articolo di qualche anno fa in cui una mamma blogger australiana racconta 44 buoni motivi di capricci in un solo giorno della su piccola di 3 anni, sottolineando che la maggior parte erano avvenuti prima delle 9 del mattino (https://babyology.com.au/toddler/behaviour-and-discipline/44-completely-rational-reasons-my-three-year-old-tantrumed-today/).

Non gettate la spugna! Anche se ognuno ha il suo ritmo personale, é risaputo infatti che in questa fase i bimbi scoprono l’esistenza del sé e dell’altro. Spinti dalla curiosità si muovono in modo più indipendente, anche perché cominciano a fare alcune cose da soli.

Se avete cominciato a sentire “mio, mio!” o ”da solo!” e vi sentite dire dei gran “no” vuol dire che siete entrati in questo nuovo, polemico, bellicoso momento. Ecco qui qualche consiglio per saperlo affrontare al meglio.

NON ARRABBIARTI: non prendere troppo sul serio gli scoppi d’ira. Questa fase è necessaria nei più piccoli per rafforzare autonomia e identità. Tant’é vero che coincide con un maggiore sviluppo del linguaggio, della capacità di esplorare ed iniziare a socializzare con altri bimbi. Quindi armiamoci di molta calma, del mantra “pazienza” e, se siamo proprio in vena, di un pizzico di umorismo, ma facendo attenzione  a non farlo sentire preso in giro.

INSEGNAGLI A GESTIRE LE SUE EMOZIONI: i bambini hanno bisogno di sapere che cosa sono la rabbia, la paura o la frustrazione, per imparare a gestirle ogni volta che si ripresenteranno. Devono capire che queste emozioni sono normali, e che vanno vissute e controllate come meglio si può. Attenzione però, perché come sempre, il miglior insegnamento è l’esempio. Se i “caregivers”, che siano i genitori o gli educatori, sanno controllare le proprie emozioni e sentimenti e reagiscono in modo positivo ad una situazione difficile, sarà più facile per i bimbi replicarli.

NO AI CASTIGHI: se non diamo troppa importanza ai capricci, sarebbe contraddittorio punirli. Per di più sappiamo che il castigo non é un buon strumento educativo..

OFFRI UN’ALTERNATIVA: Questa è la raccomandazione più appropriata per evitare i costanti “no”. Invece di chiedere, o ordinargli di fare qualcosa, l’ideale è offrire due o tre possibilità per farlo. Per esempio “vuoi indossare queste scarpine o quelle?” Anche se siamo noi a decidere che metterà un paio di scarpe, il piccolo non si sentirà controllato, penserà che è lui che prende le decisioni.

SE L’ ALTERNATIVA NON C’È, GUIDA IN MODO POSITIVO. Quando non ci sono alternative (non si può giocare con il coltello) è meglio evitare gli ordini diretti “non toccare il coltello”, ai quali cercherà di opporsi, bensì guidare in modo positivo “il coltello è pericoloso, se ci giochi puoi farti del male, è meglio che lo mettiamo via”.

Spero anche oggi di avervi aiutato! Al prossimo spunto di riflessione!!

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