
Cari genitori,
oggi vi racconto un aneddoto importante, perchè spero che possiate ricordarvi sempre della potenziale gravità di alcune situazioni che possono presentarsi quando cominciate l’autosvezzamento. Qualche settimana fa in ambulatorio abbiamo vissuto un momento di grande tensione: una delle mie piccole pazienti ha avuto uno shock anafilattico perché ha sviluppato allergia all’uovo. Ad essere sinceri, è stata una reazione davvero da libro: meno di un’ora dopo aver mangiato un po’ di frittata (era la terza volta che provava l’uovo) ha rimesso il pasto proprio fuori dalla porta dell’ambulatorio (la piccola veniva con la mamma alla visita di controllo dei 9 mesi), quando si è ripresa le colava il naso (rinorrea), le sono apparse improvvisamente delle macchie rosse su tutto il corpo (orticaria generalizzata) e ha iniziato a respirare con difficoltà. La mamma ci ha detto subito che aveva da poco mangiato l’uovo e, mentre la difficoltà respiratoria aumentava e le facevamo un aerosol con ossigeno e un broncodilatatore, abbiamo preparato la dose di adrenalina necessaria per somministrarla intramuscolo. Una piccola puntura ed in pochi minuti la piccola è migliorata moltissimo, è arrivata l’ambulanza ed ho potuto accompagnarla al pronto soccorso vicino all’ambulatorio per poterla monitorare alcune ore prima di tornare a casa.
1. QUANDO E COME APPARE L’ALLERGIA ALL’UOVO?
Come ogni allergia alimentare, può manifestarsi a qualsiasi età, ma di solito si verifica nei bimbi di meno di un anno, quando si introduce l’uovo.
Perché si sviluppi un’allergia è necessario avere una certa predisposizione, che è geneticamente presente e si chiama “atopia“. Inoltre deve trascorrere un periodo di sensibilizzazione: sono necessarie una o più esposizioni all’allergene introdotto per la prima volta (in questo caso l’uovo), prima di sviluppare la reazione allergica.
A seconda del livello di sensibilizzazione/allergia alle uova e alle sue diverse proteine, ogni bambino reagirà a quantità diverse e ai diversi modi di preparare l’uovo (al forno, cotto, crudo, ecc.): ci saranno bambini che tollerano l’uovo cotto e reagiscono solo con l’uovo crudo/poco cotto, così come ci saranno altri bambini che presentano sintomi anche solo con l’inalazione dei vapori dell’uovo durante la cottura.
Rispetto ad altre allergie, come quella ai crostacei o alle arachidi che tendono a durare per tutta la vita, l’allergia all’uovo, così come l’allergia alle proteine del latte di mucca, tendono a presentarsi nei primi mesi di vita per poi, in molti casi, scomparire progressivamente nella prima infanzia.

2. QUALI SONO I SINTOMI?
Come altre allergie alimentari, i sintomi di un’allergia all’uovo dipendono dal fatto che l’allergia sia mediata o meno dalle IgE (anticorpi dell’allergia). Questa classificazione si riferisce al tipo di reazione immunitaria innescata dalle proteine dell’uovo in ogni individuo.
L’allergia all’uovo mediata da IgE è caratterizzata da una rapida insorgenza dei sintomi, entro 2 ore dall’assunzione di cibo (il più delle volte compaiono nei primi 20-30 minuti), ed i sintomi possono colpire:
– La pelle: sotto forma di orticaria, arrossamento, prurito;
– L’apparato respiratorio: tosse e/o difficoltà respiratoria;
– Naso ed occhi: starnuti, rinite, prurito e arrossamento degli occhi;
– Stomaco ed intestino: vomito, dolore addominale;
Nei casi più gravi, come quello che vi ho raccontato, può svilupparsi un’anafilassi, definita dal coinvolgimento di 2 o più organi/sistemi tra quelli appena citati.
Al contrario, nell’allergia all’uovo non mediata da IgE,i sintomi di solito compaiono dopo più di 2 ore o addirittura giorni dopo l’ingestione del cibo, ed i sintomi più comuni sono quelli digestivi:
- Diarrea (enteropatia),
- Sangue e muco nelle feci (proctocolite),
- Vomiti ritardati con coinvolgimento sistemico, diarrea e disidratazione (enterocolite o FPIES).
Inoltre, esistono altre entità legate all’allergia all’uovo in cui sono coinvolti meccanismi di ipersensibilità mista, come nel caso della dermatite atopica, o mediata da cellule/non IgE nel caso di esofagite eosinofila.
3. QUALI COMPONENTI DELL’UOVO DANNO ALLERGIA?
Si può avere un’allergia solo all’albume (la più frequente), all’albume e al tuorlo (la seconda più frequente), oppure solo al tuorlo (la meno frequente).
L’albume dà allergia più frequentemente del tuorlo, perché contiene gli allergeni chiave, tra cui l’ovomucoide, che è la proteina più importante nel provocare la reazione allergica alle uova, per la sua maggiore resistenza al calore e all’azione degli enzimi digestivi (ma che allo stesso tempo predice la futura tolleranza all’uovo sul lungo termine!). Altre proteine dell’albume sono l’ovoalbumina, l’ovotransferrina e il lisozima, che sono meno stabili al calore (termolabili), e dunque meno allergeniche. Questo spiegherebbe perché i bambini sensibilizzati a queste ultime proteine possono tollerare l’uovo cotto, ma non crudo.

4. C’È QUALCHE RELAZIONE TRA LA DERMATITE ATOPICA (DA) E L’ALLERGIA ALL’UOVO?
Esiste effettivamente una relazione, anche se molto variabile. Nei bambini con DA è comune la sensibilizzazione alle uova (cioè la positività a test cutanei e/o agli esami del sangue), tuttavia possono verificarsi diverse situazioni:
– In alcuni pazienti, la sensibilizzazione all’uovo è responsabile solo in parte della loro DA, in quanto sono coinvolti anche altri fattori, che possono essere identificati o meno. In ogni caso quando l’uovo viene rimosso, si evidenzia un miglioramento parziale, così come un parziale peggioramento dopo la sua reintroduzione.
– In altri pazienti con sensibilizzazione all’uovo, non c’è evidenza di una relazione tra DA e sensibilizzazione all’uovo: il test di ritirata-reintroduzione non mostra cambiamenti significativi.
– Infine, ci sono altri pazienti con DA che sono risultati negativi nei test cutanei e/o agli esami del sangue ma che migliorano ritirando l’uovo dalla dieta.
Come vedete quindi le possibilità sono molte e credo sia davvero importante valutare in ogni circostanza il rischio-beneficio dell’indicazione di una dieta priva di uova: se togliamo l’uovo dalla dieta esiste il rischio potenziale che un bambino che presenta una certa sensibilità all’uovo ma che tutto sommato lo tollera, all’interromperne l’assunzione ne perda la tolleranza, e sia quindi poi difficile reintrodurlo nella dieta!
Quindi riassumendo: nel caso di bambini con DA sensibilizzati all’uovo, che tollerano le uova, dobbiamo prima controllare bene la DA e, se si riesce, non eliminarle dalla dieta. Solo in casi gravi di DA di difficile controllo si può indicare l’esclusione per brevi periodi, ed una volta controllata la DA si reintroduca l’uovo il prima possibile (previo test di tolleranza). Nei bimbi non sensibilizzati, se si osserva beneficio, si può ritirare l’uovo fino a quando la DA non è controllata, cercando di non ritardare a lungo la sua reintroduzione.

5. QUALI ESAMI PUÒ RICHIEDERE IL MIO PEDIATRA?
Lo studio dell’allergia all’uovo mediata da IgE si basa sull’esecuzione di:
1. Test cutanei con estratti allergenici (prick) e con il cibo stesso (prick-by-prick),
2. Determinazione di IgE specifiche nel sangue
3. Test di esposizione orale controllata (tolleranza e provocazione).
Nel caso dell’allergia all’uovo non mediata da IgE, i test cutanei con estratti e la determinazione di IgE specifiche sono caratteristicamente negativi, quindi la sua esecuzione è sconsigliata: gli unici strumenti necessari per la sua diagnosi saranno una buona anamnesi e la risposta al test di esclusione-provocazione con le uova (ritiro e successiva reintroduzione nella dieta).
6. ESISTE UNA TERAPIA?
Certamente! Il trattamento dell’allergia all’uovo si basa su 2 pilastri:
a. Terapia della reazione acuta o sintomatico: antistaminici, corticosteroidi orali, broncodilatatori e adrenalina intramuscolare nei casi gravi (anafilassi), disponibile anche in forma di autoiniettori.
b. Trattamento preventivo o evitante (dieta di esclusione dell’uovo): in caso di allergia alle uova mediata da IgE confermata, questo è l’unico trattamento possibile, in attesa del completamento dei test di acquisizione della tolleranza che saranno programmati a 3-6-12 mesi a seconda di ciascuna entità.
c. Negli ultimi anni si sta cominciando a realizzare l’immunoterapia orale (ITO): uno dei trattamenti più promettenti per le allergie alimentari in generale. Il suo obiettivo è che il bambino raggiunga la piena tolleranza al cibo, in questo caso l’uovo, o in ogni casi aumenti la sua soglia di tolleranza, in modo che almeno sia protetto dall’ingestione accidentale.
7. QUAL È LA DIETA PER L’ALLERGIA ALL’UOVO?
Una vera dieta priva di uovo è una bella sfida, ma piano piano ci si fa la mano! Come probabilmente già saprete se state leggendo questo articolo, si tratta di una dieta di evitazione: bisogna evitare il consumo di qualunque sua forma di preparazione, così come gli alimenti che lo contengono come ingrediente secondario.
Anni fa, si fornivano lunghi elenchi alle famiglie, per conoscere tutti i nomi dell’uovo nei prodotti industriali. Tuttavia, dal 2011 è stato introdotto un nuovo standard europeo chiamato CONSUMER INFORMATION REGOLATION (RIAC) 1169/2011, che è entrato in vigore nel dicembre 2014, ed ha modificato il modo in cui vengono visualizzate le informazioni sugli alimenti, unificando molte normative in materia di etichettatura, per tutelare al massimo i soggetti allergici.
Pertanto, negli alimenti confezionati, le informazioni sugli allergeni appaiono nell’elenco degli ingredienti e dovrebbero essere evidenziate in modo da poterli differenziare chiaramente dal resto dell’elenco degli ingredienti (in lettere maiuscole e in grassetto).
In ogni caso vi ricordo che altri nomi dell’uovo sono: lecitina (a meno che non venga specificato che sia di origine vegetale), E322 (codice per la lecitina da uova) lisozima (spesso utilizzata per la produzione di grana padano ed altri formaggi), albumina (a volte presente nel vino!), ovoalbumina, ovomucoide, livetina, vitellina.
Per sostituire l’uovo nelle ricette vi lascio questo link alla pagina di vegolosi, dove potete trovare molti consigli utili per i vostri piatti.

8. SE STO ALLATTANDO AL SENO IL MIO PICCOLO CON ALLERGIA ALL’UOVO, DEVO SEGUIRE DIETA PRIVA DI UOVO?
Nel caso dell’allergia all’uovo mediata da IgE, non è necessario, tranne nel caso veramente eccezionale in cui il bambino presentoi sintomi con l’allattamento al seno.
In caso di allergia alle uova non IgE-mediata (proctocolite, diarrea cronica, FPIES, ecc.) la dieta priva di uova nella mamma può essere utile se si vedono dei miglioramenti nei sintomi del piccolo.
9. E CON I VACCINI COME LA METTIAMO?
Il vaccino trivalente morbillo-parotite-rosolia (MMR) è ottenuto da virus vivi coltivati in fibroblasti (cellule del tessuto connettivo o tessuto di supporto) derivati da embrioni di pollo, quindi non contiene quasi nessuna proteina dell’uovo in grado di scatenare una reazione allergica.
Storicamente si è dibattuto per molti anni sulla sua sicurezza nei bambini allergici all’uovo. Negli ultimi anni è risultato sempre più evidente che il rischio di una reazione allergica grave dopo la somministrazione di questo vaccino è estremamente basso e i test cutanei con il vaccino non sono predittivi di una reazione allergica dopo la somministrazione.
Se avete voglia e tempo, potete dare un’occhiata a questo studio del NEJM che dimostra l’esperienza in 54 bambini (età media 18 mesi), con allergia all’uovo e prick positivo. In tutti venne somministrato il vaccino e non viene rilevata nessuna reazione contraria immediata o ritardata.
In generale, lo studio nelle Unità di Allergologia Pediatrica dei casi, molto rari, dichiarati sospetti di reazione anafilattica dopo la somministrazione di questo vaccino, non ha mostrato un’associazione con la sensibilizzazione agli antigeni dell’uovo, ma con altri componenti del vaccino, come la gelatina. o neomicina.
Dunque le raccomandazioni attuali sono le seguenti:
– IL VACCINO TRIVALENTE MMR DEVE ESSERE SOMMINISTRATO A TUTTI I BAMBINI ALLERGICI ALL’UOVO, anche con sintomi di anafilassi dopo l’ingestione di uova.
– Nel caso (molto raro) di quei bambini che hanno avuto una reazione con una precedente dose di vaccino MMR, sarà somministrato sotto la supervisione di un allergologo pediatrico in un Centro Ospedaliero.
– I VACCINI CONTRO COVID-19 POSSONO ESSERE SOMMINISTRATI IN SICUREZZA nei pazienti allergici all’ uovo, ai peli di animali, ad allergeni ambientali, alimenti, medicinali, punture di insetti e antibiotici (qui per più info al rispetto nel Green Book del Regno Unito).
10. SE IL MIO PICCOLO È ALLERGICO ALL’UOVO, È MEGLIO RITARDARE L’INTRODUZIONE DI ALTRI ALIMENTI DURANTE LO SVEZZAMENTO?
NO! Al giorno d’oggi, non è indicato ritardare l’introduzione di alcun alimento nell’alimentazione complementare del lattante, anzi, è auspicabile introdurre precocemente gli alimenti più allergenici (mai prima dei 4 mesi), sfruttando la “finestra di tolleranza immunologica” caratteristica di questa fase, mentre si continua con l’allattamento al seno/formula. Vi consiglio la lettura dell’articolo che scrissi in merito allo svezzamento qualche mese fa, c’è un punto dedicato alle allergie alimentari.

11. PER I FRATELLINI APPENA NATI DI UN BIMBO ALLERGICO ALL’UOVO ESISTE QUALCHE FORMA DI PREVENZIONE?
Se avete un bambino con allergia alle uova o a qualche altro alimento, i suoi fratellini hanno un rischio maggiore di sviluppare un’allergia alimentare rispetto agli altri bimbi. Le linee guida di introduzione saranno le stesse solitamente indicate dal pediatra di famiglia: introduzione progressiva in giorni diversi, partendo dal tuorlo cotto, prima in piccole quantità e poi intero, per poi iniziare l’introduzione dell’albume cotto in piccole quantità che verranno aumentate nei giorni successivi, tenendo il piccolo sotto controllo nelle ore successive.
Tengo a precisare che non sono un’allergologa pediatrica, ma sono dell’idea che il pediatra di famiglia debba essere ben informato sulle patologie dei suoi piccoli pazienti, per poter offrire ai genitori una buona visione dell’argomento e per poter gestire il più possibile il paziente nel suo ambulatorio. Gli specialisti sono di fondamentale importanza quando “le cose si complicano”, ma ciò non toglie che dobbiamo essere preparati per gestire le più comuni allergie alimentari nel nostro quotidiano, offrendo al paziente e alla sua famiglia la migliore attenzione possibile.
Spero che questa esaustiva revisione dell’argomento possa aiutarvi! Se vi sono rimasti dei dubbi, sapete dove trovarmi!
