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SPASMI AFFETTIVI.. Capricci che tolgono il fiato

Cari genitori,

L’altro giorno in ambulatorio sono arrivati la mamma e il papà del piccolo Ivan, erano pre-oc-cu-pa-tis-si-mi. Mi chiedevano un certificato per l’asilo, per far sì che le maestre potessero controllare Ivan da molto vicino, durante i momenti di gioco libero, per essere preparate a quello che sarebbe potuto succedergli. Si scusavano per sembrare così apprensivi: ”Dottoressa adesso le spieghiamo, non sa cosa ci è successo..”. Mi raccontano che Ivan quest’estate, un pomeriggio in cui giocava con la palla in giardino, dopo essere caduto si era messo a piangere così forte che ad un certo punto aveva sbarrato gli occhi: “Non respirava, aveva le labbra tutte blu, sembrava che stesse per morire!!”. 

Terrorizzati, avevano chiamato l’ambulanza che li aveva portati di corsa in pronto soccorso.. Qui il pediatra delle urgenze gli aveva spiegato che aveva presentato uno spasmo affettivo. 

Per caso qualcuno di voi ne ha sentito parlare? Oggi vorrei approfondire proprio questa condizione, che è abbastanza frequente in età pediatrica. Si verifica solitamente in bambini sani (circa il 5%) tra i 6 mesi e i 4-5 anni di età e genera una grande preoccupazione nei genitori. L’esordio è di solito tra i 6 e i 18 mesi e quasi sempre prima dei 2 anni. Entrambi i sessi sono colpiti quasi allo stesso modo, con una leggera predominanza per i bambini. Un po’ come per le convulsioni febbrili, i figli di genitori che hanno avuto spasmi affettivi da bambini sono più propensi ad averli (1). 

La causa per cui si verificano è attualmente sconosciuta, ma sembrano esserci diversi fattori in gioco tra cui: una disregolazione del sistema nervoso autonomo, l’inibizione vagale cardiaca, una ritardata mielinizzazione del tronco cerebrale e l’anemia da carenza di ferro (2)

Nonostante lo stress e la sensazione di disperazione ed impotenza che generano, la loro natura è benigna e scompaiono raggiunta l’età di 4-5 anni. Il problema è che molto spesso spaventano così tanto che se non si viene giustamente indirizzati ci si può ritrovare ad eseguire una quantità di esami e consulenze del tutto inutili, con grande perdita di tempo e risorse.  

COSA SONO GLI SPASMI AFFETTIVI?

Sono episodi innescati da una rabbia, un rimprovero, uno spavento, una caduta/colpo improvviso o un’emozione forte, in cui il bambino smette di respirare bruscamente, resta con gli occhi sbarrati e non risponde. Piano piano si irrigidisce, le labbra o il viso assumono un colore violaceo (cianotico). Se l’episodio dura più di 10-15 secondi, possono verificarsi delle vere e proprie convulsioni. Trascorso un breve  lasso di  tempo che sembra eterno, il piccolo solitamente scoppia in lacrime e “ritorna alla normalità”

Per essere molto precisi, ne esistono di 2 tipi: cianotici o pallidi (ne parlo soprattutto per i genitori che abbiano bisogno di riconoscere il tipo di spasmo del proprio figlio). Nel tipo cianotico, il più frequente, solitamente provocato da rabbia o frustrazione, il bambino emette un grido, trattiene il respiro e diventa cianotico, rigido, perde la coscienza transitoriamente per poi ricominciare a respirare e metter così fine all’episodio. Nel tipo pallido, precipitato solitamente da dolore o paura, il pianto può essere minimo o “silenzioso”; e, proprio come dice il nome, la colorazione assunta dal bambino in questo caso è marcatamente pallida. In entrambi i tipi, l’intero episodio dura da 10 a 60 secondi circa (3)

COME AGIRE SUL MOMENTO?

Cerchiamo di mantenere la calma o almeno proviamoci! Gli spasmi affettivi finiscono con la stessa rapidità con cui iniziano, in pochi secondi e senza ripercussioni per il piccolo. Non scuotiamolo, non urliamo: non accorceremo lo spasmo né impediremo che si verifichi, e per di più potremmo fargli del male senza volerlo. Non è neanche necessario eseguire la respirazione bocca a bocca né qualsiasi altra manovra di rianimazione. In alcuni bambini può risultare efficace soffiare con forza sul volto durante l’episodio (4), anche se non sempre funziona. Nel caso di episodi che durano più di qualche secondo, ricordiamoci anche la posizione laterale di sicurezza per assicurare la pervietà delle vie aeree e prevenire l’aspirazione. 

DEVO PORTARLO IN PS?

Nel caso di un primo episodio, proprio perché non si è sicuri della diagnosi di spasmo affettivo ed è una situazione molto impegnativa e preoccupante, è assolutamente consigliata una valutazione medica, in PS o con il proprio pediatra. Ci sono alcune caratteristiche che orientano la diagnosi: 

  1. Che ci sia un fattore scatenante (caduta, colpo, arrabbiatura, capriccio, emozione).
  2. Che il recupero sia completo.
  3. Che non presenti una “post-crisi”, cioè non si addormenti o non sembri esausto nel periodo successivo all’evento.

POSSONO ESSERE DANNOSI PER IL BAMBINO SUL LUNGO TERMINE?

No, i bambini si riprendono completamente ad ogni episodio e non vi è alcuna associazione con altre malattie sul lungo termine. Non esiste neanche una associazione più frequente con l’epilessia, sebbene in alcuni episodi possano verificarsi convulsioni.

COME POSSONO ESSERE PREVENUTI?

Non possono essere prevenuti. Come abbiamo già detto, scompaiono verso i 4-5 anni senza alcun tipo di intervento. Alcuni spasmi affettivi si innescano perché il bambino è stato rimproverato per aver fatto qualcosa di sbagliato o per essersi opposto al genitore, rivendicando la sua volontà. Ci sono genitori che, per evitare che si verifichino, smettono di rimproverarli. È importante continuare a correggere il loro comportamento e non “cedere” ai capricci. Limiti e regole sono ancora necessari affinché i bambini si sentano al sicuro, anche se in alcuni casi può essere un buon inizio per riconsiderare le modalità di tali rimproveri!

È NECESSARIO FARE QUALCHE ESAME?

Nel caso di un quadro tipico non sono necessari esami specifici. Se gli episodi sono molto frequenti il vostro pediatra raccomanderà di eseguire un elettrocardiogramma (5): una prova facile, economica e senza effetti collaterali per i piccoli pazienti, che permetterà di escludere alterazioni della conduzione elettrica dello stimolo cardiaco (Sd. QT lungo). Si può considerare anche di effettuare un esame del sangue (un semplice emocromo ed uno studio del ferro sono più che sufficienti) perché alcuni studi hanno evidenziato una certa predisposizione a tali episodi nei bambini anemici (6).

E anche per oggi è tutto! Vi saluto con affetto, spero che anche questo argomento sia di vostro interesse.

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